Parrucca addio! …o arrivederci?

Cronaca

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La seconda guarigione

conseguenze, Cronaca, Uncategorized

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In questi otto mesi trascorsi dall’ultimo post ho seguito il percorso di guarigione prescritto dalla medicina ufficiale: un complicato intervento per asportare la zona malata, quattro cicli di chemioterapia, una puntura di enantone al mese per un anno e tamoxifene per cinque anni.

La chemioterapia mi ha messo così tanto alla prova che per un certo periodo ho creduto di non farcela a completare i cicli. Più ne facevo e più il mio corpo chiedeva tempo per riprendersi.

Le conseguenze a livello fisico sono più che ottime. I valori del sangue stanno tornando ad essere gli stessi prima che iniziasse questa seconda fase, il braccio ha ripreso il 90% della mobilità e i capelli stanno lentamente ricrescendo.

A livello mentale, invece, sto facendo molta fatica. E’ come se anche i neuroni fossero stati uccisi  insieme alle cellule tumorali. Non mi sento più in grado di fare ragionamenti articolati, ho grosse difficoltà di concentrazione, la memoria scarseggia. Più non riesco a fare le stesse cose di prima e più la preoccupazione mi assale. Ma sarà così anche per le altre? Riacquisterò quelle capacità? Scrivere anche queste poche righe è una vera impresa. Trovare le parole, metterle in fila, dare un senso a queste parole mi richiede uno sforzo e un tempo abnorme. A volte penso di essere diventata una donna di 70 anni. Riesco a capire, come fossimo coetanee, i problemi di mia madre che di anni ne ha 27 più di me.

 
photo credit: Cultsoftheshadow via photopin cc
 

 

La svolta …dopo la ricostruzione

Cronaca, emozioni

Fulmine a ciel sereno
E’ successa una cosa inimmaginabile.

Non trovo le parole per descrivere il mio stato, ma posso riportare quelle fredde dell’esame istologico dei tessuti prelevati durante la ricostruzione:

Carcinoma duttale infiltrante della mammella, grado istologico 2

Una dicitura spaventosa che in parole povere sentenzia come la mastectomia sottocutanea abbia lasciato un carcinoma che nel frattempo da in situ è diventato infiltrante.

Tutto quello che credevo è sparito in un solo colpo.

Ed ora ricomincio tutto da capo, come in un eterno gioco dell’oca.
Domani torno ad essere operata.

foto: Jan-Joost Verhoef

L’oncologo

Cronaca

Oggi ho scoperto una zona segreta dell’ospedale, il reparto di oncologia.
In due mini corridoi erano stipate dalle 20 alle 30 persone. Tra queste, un volto familiare che mi abbraccia appena mi vede: mia zia.
Nell’attesa, le sensazioni che mi dà quel posto sono di nausea e incazzatura. A parte mia zia, non ride nessuno. Sguardi assenti che si animano solo quando esce qualche camice bianco sussurrando cognomi nell’aria.
Arriva il mio turno. Entro molto perplessa. Dentro di me continuo a ripetermi che questo non è il posto giusto per valutare la mia situazione, ma voglio fare buon viso a cattivo gioco.

2 giorni fa ho parlato con una ex collega anche lei colpita da tumore al seno. Il suo tumore però è molto più devastante del mio. A lei hanno tolto tutti i linfonodi dell’ascella: carcinoma duttale infiltrante.
E’ stata un incontro molto utile. Ci siamo sfogate su tutto ciò che mina la stabilità psichica: il panico, le paure, la scomparsa del futuro, i cambiamenti nelle relazioni. Tra le varie cose, mi ha allertato sul reparto di oncologia del nostro comune ospedale. Essendo più avanti nella sua lotta per la sopravvivenza, ha molti più elementi di me. Lei ha parlato con altre persone che sono in cura in questo reparto e la reputazione che ne esce fuori è assolutamente bassissima.

Digressione a parte, il parere dell’oncologo è stato quello di prescrivermi il tamixofene (credo si chiami così), ovvero 2 pastiglie al giorno per 5 anni.
Lo scopo è quello di abbassare il rischio che il tumore si ripeta sull’unica mammella rimasta.
L’unico svantaggio di questa medicina è l’aumento (contenuto, a suo dire) del rischio di tumore alle ovaie.
Per questo motivo, il primo passo è una visita ginecologica per misurare l’endometrio e stabilire il punto di partenza. Nel tempo infatti questo tenderà ad ispessirsi. Una cosa ulteriore da tenere sott’occhio.

Ora devo muovermi. Devo contattare la struttura che mi ha consigliato la mia ex collega e chiedere un secondo parere.

Il fatto è che quando ti dicono cose che ti rassicurano, dopo diventa difficile rimanere distaccati e andare avanti con i propri propositi.
Non mi dispiace affatto non fare la chemioterapia. Vorrei davvero seguire il suo consiglio: mettere nel dimenticatoio questo evento.
Sarà possibile?

Devo stare in occhio. Non devo cedere alle illusioni.
Che fatica.

photo credit: maistora via photo pin cc

Esito

Cronaca

E’ arrivato l’esito dell’esame istologico definitivo dei linfonodi sentinella: NEGATIVO.
Sono combattuta. Da un lato sono contentissima. Dall’altro, mi chiedo se sia vero. E se non lo fosse? In tutti i casi, mi hanno spedita dall’oncologo. Il 20 luglio mi dirà cosa è necessario fare. Secondo il chirurgo la situazione è conclusa. Non c’è chemioterapia da fare.

Leggendo la storia di Anna Staccato Lisa, mi vedo tra uno o due anni a curarmi per un tumore ai polmoni. La mia paura è che questo tumore al seno sia solo l’inizio di qualcosa di molto peggiore.
Sì, potrebbe essere solo una questione di depressione. Ma in realtà, quali altri esami ho fatto sul mio corpo?

photo credit: . Athalfred . via photo pin cc

Ritorno a casa dopo l’operazione

Cronaca


Il destino vuole che il mio rientro sia tra i climi più caldi immaginabili. Occorre stare chiusi in casa per poter sopravvivere, una scusa in più per nascondermi in un momento come questo: non puoi nascondere sotto i vestiti il vistoso reggiseno per chi ha subito la mastectomia. Troppo caldo.

Domanda classica: “Come stai?”

Risposta ormai standard: “Bene, non ho male”

Mi sento molto più sensibile ed alterata, psicologicamente parlando. E la risposta alla domanda classica, fa tirare un sospiro di sollievo a tutti, come se fossi guarita. Ma io sento di non essere per niente al sicuro. Non sono guarita affatto. Ho solo iniziato un viaggio in modo drastico. Gli altri sorridono e se ne vanno tranquilli, io mi sento ancora più giù.

Cambia la prospettiva e tutto sembra sbagliato, sotto-sopra.

Prima di sentirmi “vincitrice” ho bisogno di molte certezze. Ora non le ho. Forse un giorno.

photo credit: A.Currell via photo pin cc

Il giorno prima dell’intervento

Cronaca

E’ cominciato il conto alla rovescia.
Domani alle 8 devo presentarmi in accettazione. In corpo ora ho il liquido di contrasto per il linfonodo sentinella, oltre a 2 vistose croci blu disegnate con pennarello indelebile. Hanno preso la mira. Domani a quest’ora da quelle due croci, immagino, usciranno i tubi di drenaggio.

La giornata è cominciata con le nere impiegate dell’ospedale addette alla cura delle cartelle cliniche. Non un saluto all’arrivo, non un incrocio di sguardi.
Come devono amare poco il loro lavoro.

Stamattina, nonostante gli sforzi, sono stata sopraffatta dalle emozioni. Non appena parlavo con qualcuno, gli occhi si appannavano pieni di lacrime. Comincio a conoscere questi stati d’animo. La sola soluzione che sono riuscita a trovare è stare un pò da sola. La solitudine in questo senso aiuta a non farmi travolgere dal panico.

Mio figlio è contento che il grande giorno stia per arrivare. Vorrei vedere il mondo con i suoi occhi.
Per ora continuo a testa bassa, nell’imposizione madornale di non crearmi aspettative.