Ricostruzione

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“La cortesia è l’anima della cura”

Questa è la frase stampata a caratteri cubitali sulla parete dell’ospedale da me scelto per la ricostruzione. Un ospedale piccolo ma con una forte reputazione In campo senologico.

Quando ho cominciato questo viaggio non pensavo che il seno avesse così importanza. In fondo la sua funzione era già stata svolta, avevo allattato per 8 mesi, in tempi remoti avevo addirittura provato piacere della sua presenza. se dopotutto si era ammalato, potevo ritenermi soddisfatta del servizio reso e accettare la volontà della natura rinunciando definitivamente. Quando la prospettiva di vita sembra improvvisamente ridursi, si accetta questo ed altro. Pur di vivere sei disposto a qualsiasi trasformazione, fisica e psichica. Certi aspetti non hanno più importanza, sono solo dettagli.

Fortunatamente le cose dopo un’impennata iniziale, sono state molto graduali. Dalla mastectomia al riempimento totale dell’espansore sono passati tanti mesi, mesi di tregua per il mio cervello, mesi in cui sono tornata ad una vita in tutto e per tutto simile a quella pre carcinoma. Il tempo mi ha aiutato a ritrovare l’ambizione, quell’ambizione che se scambi per presunzione, cominci a viverra come un senso di colpa. Cosa avrei potuto desiderare per me, se non qualche ulteriore anno di vita? 

E invece no. Pensare di riavere un seno “decente” è diventato una cosa normale. 

Sono passati 4 giorni dall’intervento. Scrivo dal letto d’ospedale, in mezzo ad altre due compagne “di viaggio”. Non ho ancora visto l’esito, solo domani toglieranno le bende e finalmente potrò rendermi conto. Sono molto curiosa. Tecnicamente, nell’intervento è stato sostituito l’espansione con la protesi definitiva, spostato il capezzolo che nel frattempo si era ‘girato’ verso l’esterno, e ridotto il volume della mammella ‘originale’ per tirarla su in modo più o meno simmetrico.

A parte la riuscita estetica, una piccola preoccupazione c’è: sono stati fatti dei prelievi su entrambi i seni e inviati per l’esame istologico. Questo lascia sempre un po’ inquieti.

Bisogna però vivere momento per momento …per cui ora mi addormento per l’ultima notte di questo viaggio all’ospedale e sogno un seno bellissimo sorgere dalle mie bende.

Sognare fino a domani è ancora possibile. 

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